Continuiamo la visita ai monasteri della Bucovina con Sucevita.

Il monastero di Sucevita è il più grande tra quelli con chiese affrescate della Bucovina e, dal punto di vista cronologico, è stato l’ultimo ad essere decorato all’esterno.

La chiesa si trova all’interno di un complesso monastico fortificato costruito tra il 1582 e il 1601 durante il regno di Petru lo Zoppo (Petru Schiopul).Esso rappresenta una armonica unione di arte bizantina e gotica cui si aggiungono elementi di architettura delle vecchie case di legno della Moldavia.

Le fortificazioni- a pianta rettangolare- appaiono davvero insormontabili con la loro altezza di 6 m. e lo spessore di 3 m. Nel 1595 salì sul trono della Moldavia Ieremia Movila che contribuì a conferire al monastero l’aspetto di una fortezza medioevale.

Sotto il suo regno vennero realizzate le pitture. Il muro ovest della chiesa non è affrescato in quanto, secondo la tradizione, la morte del capomastro caduto dalle impalcature proprio su quel lato, indusse i collaboratori a rinunciare all’esecuzione degli affreschi.

Attraversato il poderoso portale, la prima opera che si incontra sul lato nord della chiesa è, probabilmente, la più famosa, la “Scala delle virtù” con i suoi 32 gradini per il paradiso.

L’opera esorta i preti a comportarsi secondo virtù per evitare la triste fine dei chierici raffigurati mentre cadono dalla scala a causa dei loro peccati. Gli ultimi 3 gradini sono i più difficili ( e distanti tra loro). Gli angeli tengono le corone della felicità sopra le teste, ma solo l’ultimo ha la corona poggiata sulla testa nell’attimo prima di entrare in Paradiso. Sul muro esterno meridionale a simboleggiare la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento, è raffigurato l’albero di Jesse che cresce dalla figura reclinata di Jesse ed ha accanto antichi filosofi greci.

La Madonna è raffigurata come una principessa bizantina con gli angeli che le reggono un velo rosso sul capo.


Il colore principale degli affreschi di Sucevita è il verde profondo del mare derivante dalla malachite utilizzata.

L’iconografia dell’esonartece raffigura il giudizio universale.

All’interno della chiesa nell’esonartece è illustrato il calendario ortodosso. Le tombe dei fondatori Simion e Ieremia Movila si trovano nella cappella funeraria.

All’interno é anche affrescato un quadro votivo che raffigura il principe della Moldavia Ieremia con la famiglia mentre presenta al redentore la copia in miniatura del monastero.

Un altro monastero protetto dall’UNESCO dal 1993 come patrimonio dell’umanità è quello di Moldovita costruito, nella sede attuale, nel 1532 sotto il regno di Patru Rares.

Presenta le caratteristiche degli edifici religiosi dell’epoca di Stefano il Grande: la sala del tesoro sopra la stanza delle tombe, nicchie nelle absidi, i riquadri delle finestre ad arco e rosoni a trifoglio quali elementi di influenza gotica.

Presenta un loggiato aperto a otto archi ed è racchiuso in un complesso fortificato con un muro alto sei metri.

La pittura esterna del 1537 somiglia molto a quella del monastero di Humor. Sulla parete sud sono ben conservate “ l’inno alla Vergine” e “l’assedio di Costantinopoli”.L’affresco racconta in maniera fantasiosa la storia della vergine Maria che salvò la città bizantina dall’assedio dei Persiani e degli Avari nel 626;

si vede il patriarca ortodosso che invoca l’aiuto della vergine mentre porta in processione un’icona lungo i bastioni della città. Gli abiti e i turbanti Turchi indossati dagli assedianti spingono il visitatore dell’epoca a leggervi un’implorazione affinché Dio salvi la Moldavia dai Turchi invasori.

Il tema testimonia la crisi che stava vivendo Patru Rares in quegli anni. In tutti i dipinti si nota la fusione degli elementi bizantini con quelli locali.

Nel porticato è rappresentato il giudizio universale. Sul timpano del portale una Madonna della Misericordia dal volto particolarmente umanizzato e tragico.


La pittura interna segue la tradizione.


La crocefissione presente nella navata è considerata la più importante delle chiese della Bucovina: si notano le somiglianze con l’arte italiana.

Infine la chiesa di Arbore, meno frequentata da visitatori,ma che conserva anche essa dei preziosi affreschi cinquecenteschi.

La cappella fu costruita da Luca Arbore, alto dignitario di Stefano il Grande, nel 1503. La chiesa ha forma quadrangolare ed è priva di torre.


La pittura all’interno fu danneggiata nei secoli XVII e XVIII quando l’edificio rimase senza tetto. Gli affreschi appaiono tuttavia ben recuperati;


in un quadro votivo è rappresentato Luca Arbore che offre la chiesa in miniatura. Il vestito della moglie Iuliana è riccamente ricamato e somiglia alle camicie tipiche romene.



