La Romania Cristiana è prevalentemente di confessione ortodossa e, storicamente, ha dovuto fronteggiare sia la pressione dei Turchi musulmani che quella degli Ungheresi e Polacchi cattolici che volevano occuparne i territori e affermare la propria fede religiosa. In particolare la Bucovina, che all’epoca era parte del principato di Moldavia, dovette opporsi, tra il Quattrocento e il Cinquecento, a entrambe queste pressioni: lo fece soprattutto con Stefano il Grande, oggi venerato come Santo, e con il figlio di quest’ultimo Petru Rares. Stefano affrontò dure battaglie e, nello stesso tempo, promosse la realizzazione di numerosi monasteri al fine di presidiare e difendere il territorio contro l’invasione di nemici e contro la diffusione di un credo non ortodosso. I monasteri ortodossi della Bucovina, immersi in un paesaggio incantevole che li valorizza ancora di più, furono edificati prevalentemente tra il XIV e il XVI secolo; molti di questi complessi sacri furono voluti dai principi Moldavi come ringraziamento a Dio per le battaglie vinte e svolgevano un’importante funzione educativa raccontando, con i loro straordinari affreschi, le storie della Bibbia a una popolazione rurale per lo più analfabeta.
Gli affreschi esterni dei Monasteri rappresentano scene della Bibbia in cui sono spesso presenti personaggi dell’epoca e non sono semplici decorazioni murali: su tutte le facciate degli edifici troviamo cicli decorativi completi in cui sono inseriti principi e sovrani moldavi al fianco di santi e profeti. I Turchi, i nemici storici della cristianità, sono destinati agli Inferi e incarnano i demoni. La nostra visita dei monasteri della Bucovina, alcuni dei quali sin dal 1993 sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, inizia dal monastero di Humor. Nella valle del fiume Humor dopo il 1400 fu fondato un edificio sacro, l’attuale chiesa risale al 1530, fatta edificare da teodor Bubuiog, cancelliere del principe regnante Patru Rares.E’ privo del campanile in quanto non fatto edificare da un principe.
Esternamente la parete meridionale, l’abside e la parete occidentale conservano integralmente la pittura del 1535, con dominanti di rosso. Si possono ammirare 24 scene dell’inno alla vergine insieme a una bella immagine della sua glorificazione.
Bellissima immagine della Madonna col bambino nel timpano del portale.
Nel loggiato, sul lato occidentale, il giudizio universale. Si vede una lunga panca su cui siedono i 12 apostoli, il panno disegnato sul trono del giudizio, il lungo strumento musicale bucium usato per annunciare l’arrivo di Cristo sono tutti elementi tipicamente moldavi.
All’interno la migliore conservazione degli affreschi ne esalta la qualità.
Humor dal 1991 ha riacquistato lo statuto di monastero e ora è gestito da monache.
Edificato in quattro mesi da Stefano il Grande, dopo una vittoria contro i Turchi nel 1488 e come ringraziamento per i preziosi consigli ricevuti da Daniil l’eremita, il monastero di Voronet è considerato il più bello e per questo chiamato “la cappella Sistina d’Oriente”: è associato ad un colore , “il blù di Voronet”, un’intensa tinta cerulea ottenuta con lapislazzuli e altri componenti che domina tutti gli affreschi di questo monastero.
L’affresco del giudizio universale che copre l’intero muro esterno (esonartece) é considerato il più bello della Bucovina: gli angeli in alto arrotolano i segni zodiacali indicando la fine del tempo, al centro l’umanità viene condotta al giudizio.
Sulla sinistra San Paolo scorta i credenti, sulla destra Mosè severo accompagna i miscredenti. Paradiso e paradiso terrestre sono in fondo a sinistra, la resurrezione è in fondo a destra. Voronet rappresentò la culla della vita monastica di quella regione; questa fu interrotta nel 1785 con l’annessione della Bucovina all’impero asburgico e quindi ripristinata nel 1991 con una comunità di suore .
A Voronet emerse uno stile particolare, sintesi originale di elementi bizantini, gotici e autoctoni.
La decorazione pittorica esterna e interna è il frutto della ricerca di questa comunità di monaci e della loro abilità pittorica ispirata da Gregorie Rosca, teologo e studioso delle sacre scritture, metropolita di Suceava e cugino del voivoda Pietro Rares.
Presso l’ingresso della chiesa ci sono i ritratti dei principali creatori della storia monastica , l’eremita San Daniil-divenuto santo nel 1992- e il metropolitano Gregorie Rosca.
All’interno sia il naos che l’altare sono coerenti con l’iconografia dell’epoca di Stefano il Grande, con immagini che presentano personaggi imponenti. Sulle pareti vengono trattati i temi ricorrenti nei diversi monasteri: l’entrata a Gerusalemme, la preghiera sul monte degli ulivi, la deposizione, l’ultima cena……..