Massa Marittima, con il suo interessante centro storico in cui spicca la piazza medioevale impreziosita dalla cattedrale di San Cerbone, offre al visitatore un importante patrimonio di opere d’arte da ammirare: dallo stile romanico pisano fuso con lo stile senese del duomo, alla Madonna con bambino di Duccio di Boninsegna, agli edifici ben conservati del XIII e XIV secolo. Qui voglio mostrare solo alcune immagini della “ fonte dell’abbondanza” e del singolare affresco scoperto casualmente nel 1999 durante il restauro di questo palazzo e successivamente, nel 2008, sottoposto a un delicato intervento di restauro durato tre anni per preservarlo dalle infiltrazioni che dal retro lo stavano danneggiando: “l’albero della fecondità”
La Fonte dell’Abbondanza è un’antica fonte pubblica situata nel centro storico di Massa Marittima che, secondo l’epigrafe posta sopra la seconda arcata, venne realizzata nel 1265 dal podestà pisano Ildebrandino.

Sopra la fonte venne poi realizzato, nel XV secolo, un magazzino che veniva utilizzato come granaio pubblico. Qui i cittadini depositavano parte del loro raccolto a cui avrebbero attinto nei periodi di carestia o guerra. La struttura composta dalla fonte e dal magazzino venne chiamata Palazzo dell’Abbondanza e tutt’oggi ha la forma di un grande parallelepipedo con tre arcate sulla facciata frontale.

Era il luogo principale dell’approvvigionamento idrico della città e, in origine, tutte le pareti della fonte erano riccamente affrescate. Oggi è visibile un solo affresco peraltro tornato alla luce in tempi recenti: infatti, nel 1999, durante il restauro del palazzo, sotto vari strati di intonaco e calcare fu rinvenuto casualmente l’albero della fecondità.

Si tratta di un affresco, collocabile in un periodo tra il 1265 ed 1335, che ha destato meraviglia, scandalo e sorpresa: un grande albero tra le cui foglie pendono 25 falli maschili eretti sotto al quale due donne si accapigliano nel contendersi uno dei falli, mentre uccelli neri volteggiano minacciosi. L’affresco tutt’oggi fa molto discutere e può essere interpretato in modi diversi.


Secondo l’interpretazione più diffusa l’affresco è un simbolo di fertilità. Doveva avere una funzione apotropaica, ovvero allontanare ogni influenza maligna affinché i raccolti  fossero sempre abbondanti; nello stesso tempo  doveva “esorcizzare” la malaugurata possibilità di ricorrere alle scorte del magazzino.  Quindi gli organi maschili rappresentano il simbolo di fertilità e abbondanza mentre i corvi neri tentano di insidiare i preziosi frutti; nel frattempo figure femminili, colto il frutto, si accapigliano per strapparlo l’una all’altra.
Secondo l’esperto di arte toscana medioevale George Ferzoco, l’affresco rappresenterebbe invece il primo “manifesto politico” della storia. Risulterebbe essere un messaggio dei guelfi sostenitori del Papa, contro i ghibellini sostenitori dell’imperatore. I Guelfi avvertivano i frequentatori della fonte che, nel caso in cui i Ghibellini fossero tornati al potere, questi ultimi avrebbero diffuso idee eretiche, stregoneria e perversioni sessuali. Ferzoco ricorda che all’epoca dell’affresco (XIII – XIV sec.) in Toscana circolavano leggende di streghe che tagliavano il pene agli uomini per metterli in nidi di uccelli, e sempre secondo Ferzoco, sono streghe le donne rappresentate sotto l’albero, una sembrerebbe raffigurata proprio nell’atto di aggiungere un fallo all’albero, mentre le altre sulla destra si starebbero masturbando; infine é rappresentata anche l’aquila araldica simbolo dell’impero.


Probabilmente per scegliere tra queste due interpretazioni dell’affresco bisognerebbe conoscerne la data precisa di realizzazione. In effetti Massa Marittima fu governata dai Ghibellini fino al 1266 ed il Palazzo dell’Abbondanza fu commissionato dal Podestà ghibellino Ildebrando da Pisa. Si sa inoltre con certezza, dalla già citata epigrafe, che il Palazzo e la Fonte Nuova furono consegnate nel 1265, non ci sono documentazioni invece relative all’affresco. Pertanto se l’affresco fu realizzato entro il 1266 l’albero della fecondità rappresenta probabilmente un simbolo di fertilità: il Podestà ghibellino infatti non avrebbe mai denigrato i ghibellini stessi. Se invece la realizzazione è successiva, tra 1267 ed il 1335, l’interpretazione potrebbe anche essere quella del manifesto politico avanzata da Ferzoco.